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Le grandi novità promesse da Marco al suo amico non si fecero attendere.
Il Puc era già sotto gli occhi di tutti per via dell’adesione ufficiale di Marco, che ormai era un personaggio nazionale, e che fin dalla diretta televisiva in Rai era stato visto dalla gente come una sorta di persona del popolo, garante della verità sia per i suoi poteri che per il suo profilo umano. 
La composizione un po’ originale del partito, inoltre, aveva da subito destato alcune critiche da parte dei suoi futuri avversari politici: da un lato era biasimata l’assenza di politici di professione, dall’altro era disapprovata la presenza di alcuni esp tra le sue fila. 
“Solo chi ha da nascondere qualcosa ha paura di parlare con un telepate”, spesso si soffermava a pensare Marco. 
Comunque, il tutto dava al Puc un’impronta decisamente caratteristica e decisamente poco politica. 
Il nome stesso del partito fu oggetto di critiche: Partito Unità e Consapevolezza. Ai benpensanti non andavano bene né il termine “unità”, che riecheggiava il noto giornale di sinistra, né il termine “consapevolezza”, che invece riecheggiava la forte componente spirituale del partito. 
Marco aveva un pensiero molto preciso in merito: quella era gente ancora invischiata nella contrapposizione sinistra-destra, o che, peggio, la fomentava sapendo che era tutta una finzione ai danni del popolo. Inoltre quella era gente che non aveva ancora capito che il vento era cambiato, e che per l’Italia stava soffiando un’aria di rinnovamento… 
Ad ogni modo, le discussioni sterili sul nome del partito terminarono improvvisamente quando, nei primi giorni di novembre, fu reso pubblico il programma del Puc. 
Si trattava di un programma piuttosto agile, che elencava pochi punti principali e li spiegava in modo sintetico, senza le centinaia di pagine atte a confondere le acque tipiche dei programmi tradizionali.

Ecco cosa prevedeva il programma del partito, punto su punto, con i dieci punti che vennero rapidamente ribattezzati “I dieci comandamenti”, perché radicali e perché venne garantito agli elettori che nel caso sarebbero stati attuati proprio come promessi.
Punto numero 1: sovranità monetaria al popolo.
Il fenomeno del signoraggio, in base al quale il popolo pagava a una banca privata il valore nominale delle banconote da essa stampate e costate in realtà pochi centesimi, sarebbe terminato. Dunque avrebbe avuto fine la causa del debito pubblico italiano.
Punto numero 2: debito pubblico illegale.
Il debito pubblico italiano sarebbe stato dichiarato illegale in quanto furto ai danni del popolo italiano perpetrato nel corso del tempo.
Punto numero 3: uscita dall’Unione Europea.
L’Italia sarebbe immediatamente uscita dall’Unione Europea, e sarebbe tornata in pieno possesso sia della sovranità monetaria che di quelle legislativa e governativa.
Punto numero 4: tassazione fissa al 20%.
Una volta eliminato il signoraggio e il debito pubblico, l’Italia sarebbe finalmente tornata in possesso delle sue risorse, e sarebbe così stata necessario un gettito fiscale molto inferiore per soddisfare i bisogni della nazione. La quota del 20% sarebbe stata fissa e valevole sia per i privati che per le aziende.
Punto numero 5: riforma delle forze di polizia e dell’esercito.
L’esercito sarebbe stato notevolmente ridotto, così come sarebbe stato grandemente ridotto l’ammontare destinato agli armamenti. Parte dell’esercito sarebbe stata riconvertita in forze di polizia, che sarebbero state ugualmente riformate.
Punto numero 6: ritiro delle milizie italiane da ogni occupazione su terra straniera.
Ogni militare italiano sarebbe stato richiamato in patria, e nessuna milizia italiana avrebbe più invaso il suolo sovrano straniero.
Punto numero 7: riforma dell’educazione. 
Scuola, educazione ed università avrebbero subito una radicale riforma. La scuola sarebbe stata riformata secondo le più innovative teorie sull’apprendimento e la creatività, sarebbero state incentivate le arti e le forme espressive e sarebbe stato privilegiato lo sviluppo armonioso dell’individuo più che la conoscenza teorica di nozioni. 
Punto numero 8: riforma della salute. 
Sarebbe stata data libertà di scelta terapeutica nonché ampio spazio alle terapie che si fossero dimostrate più efficaci nella cura. Largo spazio inoltre alla prevenzione e all’alimentazione come strumento di salute per eccellenza. Il motto di fondo era: più cibo di qualità, più attività fisica e meno farmaci. 
Punto numero 9: spese per l’apparato politico ridotte del 50%. 
Le spese per l’apparato pubblico nazionale sarebbero state decurtate del 50%, sia tramite la riduzione del numero di province e di enti pubblici non necessari, sia tramite un maggior rigore nelle spese. 
Punto numero 10: controllo esp per ogni dipendente pubblico. 
Ogni singolo dipendente pubblico, in ogni ambito professionale, sarebbe stato sottoposto a un controllo telepatico per verificarne l’onestà e l’integrità, ed eventualmente sostituito in caso di mancanze gravi.

Solo dieci punti, ma pesanti come macigni per la vecchia politica e la vecchia cultura, tanto che il Puc divenne rapidamente oggetto di una campagna denigratoria da parte di praticamente tutto il panorama politico italiano, nonché della quasi totalità della stampa nazionale. 
Fecero eccezione solamente alcuni membri del Movimento 12 Stelle e della Lega Nord-Ovest. 
Le critiche erano piuttosto variegate, e andavano dalla totale incompetenza dei membri del Puc, alla falsità di alcuni punti del programma, all’inattuabilità di altri, alla difficoltà di altri ancora, alla follia di abbandonare l’euro e l’Unione Europea, al calo di prestigio che il solo parlare di quegli argomenti provocava all’Italia e così via discorrendo.

Come se non bastasse tutto questo, una decina di giorni dopo la pubblicazione del programma, un’altra notizia scosse la nazione, e non poco.
Si trattava del progetto che Marco aveva ideato e messo su con il suo gruppo di past viewer, che ormai era una squadra affiatatissima e la cui integrità dei membri Marco aveva abbondantemente sondato tramite la telepatia. 
Il progetto portava il nome de La vera storia, e si proponeva l’obiettivo di riscrivere la storia umana, recente e passata, secondo le visioni degli esp. La storia così come riscritta, peraltro, negli intenti del Puc sarebbe stata l’oggetto dei nuovi insegnamenti scolastici. 
La proposta scatenò il putiferio: mentre il mondo della politica e della comunicazione criticava aspramente Marco, le sue manie di grandezza e l’impossibilità di gestire un progetto di così ampio respiro, la gente si spellava le mani a furia di applausi, tanto che egli, col sostegno popolare di cui godeva, divenne praticamente un intoccabile.

















Per la sera era prevista una cena a quattro con Michela e Simone.
Luogo: uno dei chioschi sul lungomare… a Silvia era sempre piaciuto mangiare al mare.
Motivo: nessuno in particolare, semplicemente passare un’allegra serata tra amici.
Menu: anche in questo caso, niente di particolare. Tra l’altro era sorprendente notare come gran parte dell’alimentazione italiana si basava su carne e pesce, e che una volta che si diventava vegetariani l’80% circa del menu dei ristoranti era tagliato fuori già in partenza.
Meglio così, era solita pensare Silvia, si perdeva meno tempo a scegliere.
La ragazza peraltro aveva spesso riflettuto sul fatto che l’evoluzione alimentare andava di pare passo con l’evoluzione spirituale, e che le persone che cominciavano dall’una prima o poi finivano anche all’altra e viceversa.
Non poteva d’altronde essere un caso se maestri come Buddha, Gesù, Yogananda, Sri Ramana Maharshi, Gandhi e tanti altri avessero consigliato una dieta vegetariana sia come fattore di salute sia come fattore di evoluzione spirituale.
Per non parlare del fatto che quasi tutti i grandi geni della storia erano vegetariani: Pitagora, Socrate, Platone, Aristotele, Ippocrate, Leonardo da Vinci, Giordano Bruno, Michelangelo, Albert Einstein, per citarne solo alcuni.
La giovane inoltre aveva notato che i vegetariani famosi, tanto nel passato quanto nel presente, erano sovente persone associate a circoli esoterici, quindi facilmente depositarie di saperi privilegiati.
Silvia si era ormai talmente convinta di questo collegamento tra come ci si nutre e la crescita personale che giudicava il livello evolutivo di un posto dal numero di cibo vegetariano disponibile sugli scaffali dei market, oltre che dal numero di negozi vegetariani e biologici. Anche se, ogni volta che formulava questo pensiero, poi si diceva che ognuno stava facendo il proprio cammino e che, in qualunque punto fosse, andava bene così.
Ma stava divagando, come sempre le capitava quando era da sola... avrebbe dovuto insistere maggiormente con la meditazione, solo che le risultava così difficile e impegnativa. Anche se, lo sapeva benissimo, gli esercizi che troviamo più difficili sono proprio quelli che ci servono di più.
Stava ancora divagando… colpa di Marco che l’aveva mollata al tavolo per andare a recuperare i loro due amici, che a quanto pare avevano sbagliato chiosco ed erano finiti fuori strada.
C’era la luna piena in cielo, e ancora un chiarore dal sole tramontato non molto tempo prima: che spettacolo la natura.
Ecco che finalmente la sua metà stava arrivando con gli amici perduti: Silvia si alzò per salutarli e abbracciarli. 
 Ciao Michela! Ciao Simone!  salutò in ordine  Come state? 
 Bene  si fece carico di rispondere la ragazza bionda  A voi non è nemmeno il caso di chiederlo, che si vede dai tuoi occhi brillanti. 
 Ah, grazie, sei sempre molto carina. 
 Di sicuro farà qualche meditazione apposita per avere gli occhi brillanti  disse Simone sorridendo. 
 Sì, una meditazione molto potente: si chiama “nella vita fai le cose che ti piacciono”. 
 Eh, questa ragazza ha sempre la risposta pronta  Simone si rivolse a Marco   Deve essere difficilissimo vivere con lei. 
 Non sai quanto  Marco gli diede corda  Ogni dieci minuti ha una visione dei gatti che cantano, sia in inglese che in italiano perché sono gatti colti, e poi da quando è diventata una redattrice di successo si dà delle arie… 
 Non è colpa mia se abbiamo dei gatti intraprendenti  Silvia rispose in modo leggero  E nemmeno se ho un gran talento da scrittrice di riviste indipendenti di cultura alternativa! 
 Neanche tanto alternativa, dato il successo di poteri esp e mondo affine  osservò Michela. 
 Già. Come cambiano in fretta le cose, eh?  Silvia sfoderò uno dei suoi famosi sorrisi a 566 denti. 
 A proposito  riprese la ragazza bionda mentre i quattro iniziavano ad accomodarsi al tavolo – Dicci come va il tuo nuovo fantastico lavoro. 
 Ah, lo hai detto tu, è fantastico! Ho già pubblicato il mio primo articolo, e me ne hanno già accettati altri tre! In effetti in redazione sono entusiasti  si concesse un momento di autoadulazione. 
 Wow, non sapevo che avessi già pubblicato qualcosa! Domattina corro a comprarmi la rivista! 
 Brava! 
 Come si intitola il tuo primo articolo e di cosa parla? 
 Si intitola “Cosa sto attraendo nella mia vita?”, ed è un mix un po’ originale tra principi esoterici, legge di attrazione e alchimia evolutiva. 
 Wow – ripeté Michela. 
 E questo è niente. Ho in lista d’attesa un trittico niente male: il primo si intitola “Destino e libero arbitrio”, il secondo “Specchi esseni e proiezioni essene” e il terzo “Il vuoto viene colmato”. 
 Di questi gli argomenti si intuiscono, e sono sicura che siano bellissimi e scritti con passione  disse ancora Michela. 
 Ah, e mi ero dimenticata di un altro pezzo che ho inviato oggi, ma che non mi hanno ancora accettato: si intitola “I gatti e la legge di attrazione”. In effetti in redazione mi hanno detto che non hanno mai avuto un autore così rapido e prolifico. 
 Che bravo il mio tesorino  Marco le accarezzò il braccio. 
 Già, sei proprio brava  stavolta a parlare fu Michele  E, anzi, ci tengo a sottolineare come le mie prese in giro su questi argomenti siano solo battute: in realtà ho sempre ammirato il vostro impegno su voi stessi… e ora il vostro impegno in ambito pubblico. 
 Grazie, Simone, sei un amico – gli disse Marco con affetto. 
 Anzi, a questo proposito, dacci qualche news sul fronte governativo-politico, visto che ormai sei diventato un pezzo grosso  fece ancora Simone. 
 Guarda, non ti dico niente per non toglierti il gusto della sorpresa  rispose l’esp  Ma sappi che a brevissimo vi saranno grandi novità dal fronte del Puc. Ma grandi grandi. 
 Ho sentito parlare molto bene di Salvo Sbrizzi  commentò Michela. 
 È una bravissima persona, e non a caso sono rimasto in contatto con lui per molti anni, pur senza esserci più visti di persona. E ha davvero molto a cuore la situazione dell’Italia e degli italiani. 
 Quindi grandi novità, eh?  ripeté Simone  Ok, allora non ti chiedo altro, rimarrò in fremente attesa. 
 Mentre aspetti puoi sempre leggerti i miei fantastici articoli!  propose Silvia. 
 Eccola, ha appena iniziato a scrivere e già si dà delle arie. 
 Che ti avevo detto io?  ne approfittò Marco  È diventata insopportabile. Silvia gli prese la mano e i due si guardarono con l’amore negli occhi.

















Marco, una volta scelto di aderire alla causa di Salvo Sbrizzi e del suo Puc, aveva in parallelo rifiutato tutti i posti di lavoro che gli erano stati offerti e che continuavano a venirgli offerti.
Tuttavia, una proposta lo solleticò alquanto, tanto che la accettò.
Da un lato, difatti, si trattava di una cosa saltuaria, che gli avrebbe impegnato solo un pomeriggio-sera al mese.
Da un altro lato, era una cosa molto comoda geograficamente, essendo proprio nella sua Cagliari.
Infine, era praticamente il corrispettivo televisivo di ciò di cui si occupava la rivista di Silvia: cultura alternativa, crescita personale, misteri, poteri esp, culture antiche, e così via. 
La trasmissione si sarebbe chiamata Il portale sull’infinito, e sarebbe andata in onda sull’emittente regionale Videolina.
Ormai impegnato a tempo pieno tra poteri esp, gruppi e partiti vari, quello sarebbe stato un po’ lo svago di Marco… e un po’ di svago credeva di meritarselo di sicuro! Tra l’altro sarebbe stata l’occasione di conoscere di persona alcuni autori di cui aveva letto libri e visto video, come Igor Tribaldi o Corrado Lavanga.
Era curioso, comunque, che il fattore del cambiamento provenisse dalla periferia italiana, sia geografica che mediatica: prima la leccese Tele Salento con la coraggiosa Sara Bianchi, e ora la cagliaritana Videolina con quest’altrettanto coraggiosa trasmissione di frontiera, mentre il "centro" sembrava fosse come frenato: giornali e telegiornali nazionali erano stati trainati da internet e dai reportage locali piuttosto che il contrario, a testimonianza di un cambiamento sociale che premeva fortemente dal basso e dai margini.
Marco, peraltro, ebbe modo di leggere la programmazione delle prime dieci puntate della trasmissione, e sia ospiti che argomenti promettevano davvero scintille.
L’aspetto innovativo, e anche brillante se vogliamo, era stata la scelta di fondo di abbandonare il confronto con le posizioni scettiche, e quindi quelle stucchevoli scenette quali quella cui Marco partecipò da protagonista in Rai, e semplicemente di proporre cultura e informazioni da parte di studiosi del settore ad appassionati del settore. Fine.
Chi voleva, dunque, avrebbe avuto una bella fonte di informazioni, di spunti e anche di energia di cambiamento a disposizione, e gli altri potevano semplicemente ignorarla.
Altro che dispute intellettuali per cercare di convincere Tizio, o di difendersi dalle accuse di ciarlataneria del primo pavone di turno.
Cultura, energia ed evoluzione personale e sociale: ecco tutto quel che serviva per far crescere chi già pronto alla fioritura e per far germogliare chi aveva un terreno fertile.
Per questo Marco fu felice di abbracciare il progetto, che lo vedeva come ospite fisso insieme a Tribaldi e Lavanga, mentre gli altri ospiti sarebbero cambiati a seconda dell’argomento della singola puntata.


















Finalmente stava tornando dall’ennesimo viaggio in continente: dopo i concorsi pubblici a Roma, Marco era dovuto andare direttamente a Torino per alcune riunioni del gruppo, sia dei past viewer che del gruppo intero.
E ora, finalmente, dopo il volo Torino-Cagliari, stava tornando a casa.
Già il vedere Silvia nella sala arrivi lo aveva reso felice, tanto che l’abbraccio tra i due era stato più lungo e affettuoso del solito, e ora, mentre tornavano a casa dall’aeroporto, si stava già pregustando la settimana di relax che lo attendeva. 
 Sai che sei bella?  disse Marco guardandola di profilo dal sedile del navigatore. 
 Grazie  rispose Silvia con uno dei suoi sorrisi dolcissimi  In effetti lo sapevo, ma fa sempre piacere sentirselo dire. 
 E sai che non vedevo l’ora di tornare per stare un po’ di tempo con te e con i gatti? 
 Sapevo anche questo: non hai fatto altro che ripetermelo al telefono! 
 Come stanno i gatti e le gatte? Ti hanno parlato ancora? 
 Con l’eccezione di quando miagolano per mezz’ora per chiedermi le crocchette, no  gli fece un altro sorriso  Tu hai avuto altre intuizioni? 
 No, anch’io niente. Per fortuna, direi, visto che ogni “intuizione” è un cambio radicale nella nostra vita e già ne abbiamo abbastanza con i cambi in corso.
 Già. Come sono andati i concorsi? Hai avuto qualche difficoltà nel valutare i candidati? 
 No, tutto bene. Ormai gestisco i miei poteri in modo piuttosto sicuro. Forte, direi quasi. Leggo praticamente tutto, e al contrario posso murarmi contro chiunque. Perlomeno, non ho ancora incontrato nessuno capace di mettermi sotto. 
 Beh, meglio così, ne guadagna tutto il movimento. 
 Speriamo. 
 Le uniche cose un po’ lunghe e noiose sono state le verifiche che dovevamo fare su certe visioni dei chiaroveggenti o dei past viewer candidati. Io ovviamente potevo valutare solo la buona fede sui contenuti dei loro pensieri, ma certo non la corrispondenza di quanto affermavano… anche se poi non c’è stato un solo caso di dissonanza, tutto ha sempre corrisposto. 
 Niente pazzi esaltati, insomma. 
 No. Beh, alla fine erano dei concorsi pubblici, e persino prestigiosi, non era posto per millantatori come quelli che si vedevano alle prime riunioni a Torino. 
 E come vanno le cose al Puc? 
 Bene anche lì. Salvo fa concorrenza a Carapino e Misternico quanto a intraprendenza e voglia di andar veloce. 
 Senti, ma li chiamerai per sempre Carapino e Misternico? Ormai i loro veri nomi li conosci, no? Beh, li conoscono tutti gli italiani a dire il vero, da quando sono stati resi pubblici. 
 Sai, la forza dell’abitudine. E poi quei nick mi sono sempre piaciuti. 
 Dicevi del Puc. 
 Sì. Il partito è ufficiale. A breve verrà reso noto il programma, in vista delle elezioni politiche del prossimo marzo. 
 Mancano solo cinque mesi. Che risultati pensa di ottenere, Salvo? Cinque mesi sono pochi… 
 Non ne ho idea, e nemmeno me ne preoccupo. Mi sto abituando ad abbandonarmi al flusso. Ho avuto abbondanti prove del fatto che l’esistenza ha un piano per noi, e l’unica cosa che noi possiamo scegliere è se remare a favore di corrente oppure contro corrente. 
 Già, i grandi maestri spirituali ce lo hanno detto per millenni. 
 E noi non lo abbiamo ancora capito!  scherzò il giovane uomo  Senti, dimmi tu invece del tuo nuovo lavoro. Come sta andando il primo mese da neoassunta? 
 Benissimo! È il lavoro dei miei sogni: non ho vincoli di ufficio o di orari, posso seguire la mia ispirazione, posso dedicarmi agli argomenti di mio interesse e scrivere gli articoli sugli argomenti che voglio. Anzi, data la mia predisposizione alla cultura personale, mi hanno dato carta bianca in questo campo. 
 Fantastico, sono felice per te, amore mio – si congratulò Marco. 
 Anche io  un altro sorriso arrivò dritto dritto dal cuore di Silvia. 
I due ormai erano nei pressi di casa loro. Silvia parcheggiò la Y di Marco e i due rientrarono a casa. 
Furono accolti da quattro gatti festanti… e affamati, giacché era ormai ora di cena. 
Marco prese la ciotola delle crocchette, si sistemò su una sedia in mezzo al soggiorno e, come amava fare di tanto in tanto, servì ai gatti una cena itinerante, lanciando le crocchette per tutto il salone, per poi assistere ai gatti che si precipitavano a divorarle. 
I due gatti maschi, in particolare, amavano questo tipo di pasto, e si esibivano in scatti e salti degni del Cirque du Soleil. Mandarino, poi, era un vero fenomeno: saltava a un metro e passa di altezza e immancabilmente prendeva la crocchetta al volo con la bocca. 
Le due gatte femmine, invece, erano più tranquille, e attendevano le crocchette nella loro zona di competenza, senza esibirsi negli scatti forsennati degli altri due. 
Tra l’altro, Marco amava quei momenti non solo per lo spettacolo dei due gatti arancioni, ma anche perché avevano il potere di calmargli la mente, e di donargli spesso intuizioni sulla sua vita. 
Li amava meno Silvia, non molto contenta della polvere di crocchette su tutto il pavimento del salotto. 
 Ti aspetto a letto  disse dopo un poco la ragazza, con quell’energia tra il dolce e passionale che ogni volta faceva benedire a Marco il momento in cui l’aveva conosciuta.















La nuova stagione lavorativa e l’autunno portarono in dote una regolamentazione proposta dall’Age e poi recepita quasi integralmente dal governo Scritta.
In breve, lasciando ai privati la scelta di regolarsi come preferivano riguardo alle doti “professionali” degli esp, per gli uffici pubblici si stabilì quanto segue: negli enti statali che gestivano dati personali sensibili, per motivi di privacy veniva vietato l’impiego di soggetti dotati di poteri mentali, per i quali viceversa furono indetti dei concorsi pubblici relativi ai settori di controllo e vigilanza: polizia, carabinieri, esercito, diplomazia. 
A quei soggetti già titolari di un impiego pubblico della prima categoria fu offerto un posto all’interno di qualche ente della seconda categoria senza dover passare dal concorso pubblico.
Che, va da sé, non potendo essere gestito dal personale preposto “normale”, dovendosi valutare dei soggetti esp, dovette essere affidato a soggetti parimenti esp. Furono a tal scopo utilizzati tutti i già dipendenti pubblici iscritti all’albo dell’Age, nonché alcuni soggetti esterni, reclutati per l’occasione. Specialmente nel Gruppo di Torino, che prestò alcuni dei suoi rappresentanti più qualificati come garanti. In qualità di membro importante sia dell’Age che del Gruppo di Torino, Marco dovette per forza partecipare ai concorsi, con la qualifica di supervisore con poteri valutativi e decisionali…
… anche se, a dirla tutta, avrebbe preferito continuare a dedicarsi sia al sottogruppo dei past viewer, che gli stava dando grandi soddisfazioni e con il quale aveva già svolto delle ricerche storiche di grande interesse, sia al suo nuovo lavoro con l’amico Salvo e la sua organizzazione, che nel mentre era divenuta un partito politico a tutti gli effetti col nome di Puc, Partito Unità e Consapevolezza.
Un nome molto da “crescita personale”, in barba alla tradizione politica italiota.
La parte positiva era che aveva percepito un compenso notevole per le sue prestazioni pubbliche di supervisore, più di quanto avrebbe pensato… ma ormai i suoi problemi con soldi e abbondanza erano finiti, il vento era cambiato e la direzione delle sue preoccupazioni e del suo impegno era ora un’altra.
E non vedeva l’ora di vedere dove lo avrebbe portato tutto ciò.




La ragazza bionda neanche salutò l’amica che le aveva appena aperto la porta.
 Beh, si può sapere perché mi ha fatto venire in tutta fretta qui da te? Al telefono sembravi mezzo matta  poi ci rifletté su  Togli pure il mezzo.
 Ciao!  Silvia non stava nella pelle  Michela è già arrivata, sei in ritardo!
 Scusa, ma chissà perché qua in via La Vega ci metto sempre un sacco a trovare parcheggio. Ah, c’è anche Michela? Hai da darci grandi notizie? Sei incinta?
 E basta con questa fissazione, mettiti incinta tu!
 Eh, sai com’è, da sola non ce la faccio. Ciao Micky, come stai?
 Bene, e tu?  rispose l’altra ragazza bionda, che anzi poteva vantare un biondo più limpido e ordinato degli arruffati capelli di Stefania mezzi castani.
 Tutto bene. Beh, a parte che non ho ancora un fidanzato e che al lavoro stanno cercando di licenziarmi.
 Di licenziarti? E come mai?
 Niente, lasciala perdere, non dice sul serio  tagliò corto Silvia  Piuttosto, mettetevi comode, che ho da darvi due notizie importanti.
 E nessuna delle due riguarda un bebè?  fece la bionda arruffata.
 Ma prima prendere una tazza di tè, se no si fredda  disse la padrona di casa, da un lato servendo e dall'altro ignorando l'amica.
 Sì, sì, ma mentre prendiamo il tè tu parla  la invitò l’insegnante di religione  Che ormai mi hai messo fretta.
 D’accordo. La prima notizia riguarda Marco.
 È incinto!
 Uff, la vuoi smettere? Bevi il tè, che si raffredda  e poi Silvia riprese  Marco finalmente ha deciso cosa vuole fare: ha accettato un lavoro e ha rifiutato tutti gli altri.
 Ah, spero abbia accettato quello in cui gli offrivano più soldi! In un mese guadagnerebbe quello che io guadagno in un anno! – interruppe ancora Stefania, mentre Michela si beveva il tuo tè buona buona. 
 A dire il vero ha accettato quello in cui gli offrivano meno soldi. 
 A scuola non andava bene in matematica, vero?  ancora Stefania. 
 Non tanto, ma non è questo il punto. Il punto è che ha scelto la cosa che lo ispirava di più… aiutato anche da un sogno che ha fatto la scorsa notte. 
 Ecco, ci risiamo: a questi due, chissà perché, capitano le fortune più sfacciate, ma loro niente, fanno un sogno strano e mandano all’aria tutto. Aspetta, fammi indovinare cosa ha sognato… 
 Se parli un’altra volta di bambini ti mando fuori di casa  minacciò Silvia. 
 Ok, allora non indovino più  rinunciò l’altra. 
 Io credo sia una cosa molto bella avere scegliere le proprie passioni invece che il denaro  intervenne Michela con tono dolce  Credo che all’inizio ci voglia coraggio, ma poi di sicuro si vive una vita più felice. E poi non ce lo dite sempre tu e Marco, che bisogna prendere le decisioni con l’intuizione e non con la mente razionale? 
 Infatti! Hai ragione però sul fatto che ci vuole coraggio. Anche io, con tutto quello che ho letto e studiato, comunque mi metto dei problemi a rinunciare a uno stipendio di più di 10.000 euro al mese in cambio di uno stipendio normale, per quanto buono. Però lui fa bene ad andare per la sua strada, e io voglio che sia felice, non frustrato e pieno di rimpianti! 
 Io lo volevo con una villa con piscina a Budoni, così mi ospitavate d’estate  celiò Stefania  Anche se, parlando seriamente, sono d’accordo con voi, sul coraggio che ci vuole e tutto. 
 Ah, bene! Ora la seconda bella notizia  esclamò Silvia battendo la mani rapidamente e gettando un’occhiata di traverso a Stefania prima che le venisse in mente di fare la solita battuta  Ho un lavoro anche io! Ed è il lavoro più bello che potessi immaginare! 
 Aaaaah, dai, che bello, congratulazioni!  fecero all’unisono le due amiche, abbracciandola. 
 Dai, dai, ora basta abbraccio, dicci di questo fantastico lavoro, speriamo molto ben pagato.
 Dunque, vi ricordate che vi avevo accennato che, tra le altre offerte di lavoro, Marco ne aveva ricevuta una per una rivista dedicata a fenomeni di frontiera come poteri esp, canalizzazioni, profezie, spiritualità, guarigioni strane, mondi paralleli… 
 Sì, abbiamo capito il concetto, basta con l’elenco  fece Stefania  E allora? 
 Lui ha rifiutato, e la rivista ha proposto il lavoro a me!
 Wow, che bello!  commentò Michela  Come si chiama questa rivista? 
 Si chiama La Nuova Era. Esiste già da un po’, ma sulla scia dei recenti eventi ha deciso di espandersi. Per ora è un settimanale, ma a seconda del successo che avrà potrebbe diventare qualunque cosa. 
 Beh, amica mia, mi sembra perfetta per te  disse Stefania, ora serissima  Quanto ti pagano? 
 Non tantissimo a dire il vero, ma va bene così: mi danno un fisso mensile di 800 euro, più extra a seconda degli articoli che mi pubblicano, quindi facile che prenda 1.000-1.200 euro al mese. E con il lavoro di Marco, che comunque ha aumentato il suo stipendio anche se non di molto, siamo a posto… e possiamo dedicarci a tempo pieno alle cose che ci piacciono! 
 Che bello, non ho parole  Stefania, messa via la sua ironia, era ora vicina a lacrime di commozione. 
 Silvia la abbracciò, felice, e Michela abbraccio le altre due, felice anch’essa.


Marco si trovava in una grande piazza, di fronte a una folla altrettanto grande, rivolta verso il palco da cui stava parlando.
Poco dietro di lui, seduti in una panca alla sua sinistra, stavano Carapino e Misternico, mentre a destra c’era il suo vecchio amico Salvo.
Non si stava preoccupando di nessuno di loro tre, tuttavia, completamente focalizzato com’era sul discorso che stava facendo alla folla.
Doveva essere Roma, a giudicare dall’obelisco che vedeva più avanti.
Si era preparato un discorso, stampato nel foglio posato sul leggio, ma in realtà le parole gli uscivano di bocca da sole, spontanee, come in un flusso, tanto che aveva abbandonato la posizione del leggio e si era portato a ridosso del bordo del palco. Sentiva dentro uno strano calore, nel centro del petto.
Si era immaginato il suo discorso acceso e infervorato, e invece esso era divenuto calmo, centrato, nelle parole e nei toni. Pur tuttavia, sentiva che le sue parole avevano una grande potenza, e che stavano scuotendo gli animi delle persone presenti, che lo ascoltavano in un silenzio surreale, date le dimensioni della folla.
A un certo punto sentì che era il caso di terminare, nonostante nella sua scaletta vi fossero altre cose, perché percepì che l’energia collettiva era matura per la chiusura. Disse qualcosa riguardo al grande senso di responsabilità che ha ogni essere vivente, soprattutto le persone consapevoli di certe realtà, e concluse lasciando nel cuore dei presenti la certezza che le cose non potevano che cambiare, stavano già cambiando, e in bene.
Un fragoroso boato salutò le sue ultime parole e… Marco si svegliò.














 Aspetta, fammi capire – fece Riccardo, il tono della voce un po’ incredulo e un po’ irritato  Ti hanno offerto stipendi dieci volte superiori a quello che prendi adesso e non ti sei ancora licenziato? 
 Dimesso, semmai. Il datore di lavoro licenzia, i dipendenti si dimettono. 
 Ora non fare giochi di parole inutili. Che problemi hai in testa? Ah, no, scusa, solo ora mi sono ricordato che sto parlando con uno che in testa ha davvero qualcosa di strano. 
 Ah ah ah, che ridere  Marco sillabò le vocali in modo lento e atono. 
 A proposito, ma mi stai leggendo nel pensiero? Se sì allora già sai cosa ti voglio dire prima che te lo dica. 
 No, non lo sto facendo. Dopo qualche mese ho imparato a bloccare il flusso a mio piacimento, e se sto parlando con Silvia e amici tengo le serrande abbassate, se così si può dire. Le conversazioni sono molto più divertenti se non sai in anticipo cosa gli altri stanno per dire. 
 Immagino. Quindi non hai letto nella mia mente che penso che sei un idiota a non aver ancora accettato uno qualunque di quei posti di lavoro con stipendi mensili a cinque cifre? E per non fare nulla di che, poi, giusto alzare le serrande ogni tanto... 
 No, non l’avevo letto ma l’avevo intuito da me. Il punto è che ancora non ho le idee chiare su cosa voglio fare. Per cui per ora lascio finire l’estate e le ferie arretrate che mi sono preso tutte assieme. Sono certo che l’autunno mi porterà consiglio. E comunque, che fretta c’è? Ho già una lista di lavori proposti, tutti ben retribuiti, e continuano ad arrivare offerte, non credo che mi mancheranno le occasioni da qui in avanti. 
 Ecco come sono le persone: non appena imparano a leggere nel pensiero, tutti diventano saputelli ed egocentrici – fece Riccardo in tono leggero  Scherzi a parte, Marco, sai che sono felice del fatto che tu e Silvia vi sistemiate per bene. Così anche lei non avrà l’assillo del lavoro; le ultime volte in cui le ho parlato mi era sembrata parecchio preoccupata. Dico, le ultime volte prima che tu diventassi strano. 
 Ah, non lo ero già? 
 Bravo, finalmente ne hai detta una giusta. 
 Ad ogni modo, Ricky, ti dirò che tutti quei lavori, per quanto ben pagati, non mi entusiasmano. Cioè, è per questo che mi è arrivato questo talento, per fare più soldi? 
 Beh, ti stai occupando anche di altro, no? Il Gruppo di Torino, la sezione dei past viewer o come li chiami. 
 Sì, però nel tempo libero, e adesso durante le ferie. Se accettassi uno di quei lavori, non avrei tutte queste occasioni di volare a Torino quando mi pare. 
 E allora che vuoi fare, rinunciare all’opportunità di sistemarti?  domandò Riccardo in modo pragmatico. 
 No, certo che preferisco trarne pure un giovamento economico. Alla fine la crescita personale e l’impegno sociale passano anche dall’essere tranquilli a livello di soldi. Però sto scivolando lentamente verso la proposta meno redditizia che mi è stata fatta… 
 E sarebbe?  il tono della domanda non era particolarmente entusiasta. 
 Un mio vecchio amico, Salvo Sbrizzi, mi ha proposto di entrare a far parte a tempo pieno della sua organizzazione, che finora è stata un centro di diffusione culturale, ma che vorrebbe portare a un livello più alto, e anche in politica. 
 E anche tramite te… 
 Ovviamente: mi ha detto che se ho ricevuto questo talento è per metterlo a disposizione di tutti, della conoscenza e del benessere della nazione. 
 Beh, questo magari è pure vero, però devi pur mantenere la tua famiglia!
 Tra l’altro lui è di Torino, e la cosa mi sembra un segnale. 
 Arieccolo con i suoi segnali. Se fossi stato tanto bravo a “cogliere i segnali dell’Universo” avremmo fatto un sacco di soldi con azioni e fondi di investimento. 
 Beh, abbiamo guadagnato, no? 
 Sì, ma avremmo potuto guadagnare di più. Ecco, per esempio potresti andare alla borsa di Milano e leggere nella mente di qualcuno con delle notizie interessanti… 
 Uff, mi sono scocciato di giocare al piccolo capitalista, voglio incidere sul mondo e contribuire all’evoluzione di quante più persone possibile. Silvia ha ragione quando dice che questa è l’unica cosa importante. Beh, non lo dice solo Silvia, a dire il vero, lo dicevano in tanti, da Osho a Yogananda. 
 Ecco, l’ho perso, ormai è entrato nella spirale spirituale  si lamentò Riccardo. 
 Ci devo ancora pensar su, Ricky. 
 Ecco, bravo, e pensa positivo. 
 Ti dovevo dire un’altra cosa comunque, a proposito di soldi. 
 Dimmi. 
 Ci hanno offerto mezzo milione di euro per i nostri gatti. O 100.000 se ne vendiamo uno solo. 
 Scusa?? Mi stai prendendo in giro.
 No, no, è vero. 
 Lo so che con quella statistica tonta ormai tutti sono impazziti e pensano che i poteri esp derivino dai gatti… ma mezzo milione di euro?? 
 Già. Riguardo alla faccenda della stastitica, ti ricordi di quella volta che Silvia aveva visto i gatti cantare Bohemian rhapsody ma in italiano, e i gatti le dicevano che quello che stava succedendo era tutto merito loro? 
 Ehr, sì, ma non crederai alla visioni di una pazza, che peraltro ha sposato un altro pazzo?? 
 Ah, magari siamo pazzi entrambi, però intanto a noi hanno offerto 500.000 euro per i nostri animali domestici. E questo peraltro mette la parola fine alla nostra antica disputa su quali siano migliori tra i gatti e i cani. Ammesso che, beninteso, a te non abbiano offerto una cifra superiore per Freddy e Brian; in questo caso sarei lieto di ricredermi. 
 Ehr  ripeté Riccardo, evidentemente a corto di argomenti  Siete pazzi tu, la tua fidanzata sciroccata, i vostri quattro gatti e pure io. Era troppo chiedere una vita normale e felice? 
 Beh, felici siamo felici, no?  terminò Marco con tono soave.

















Se l’estate stava quasi finendo, non stavano certamente finendo i fatti degni di cronaca.
O, se non fatti, le notizie capaci di dare uno scossone alla vita di molte persone. 
Nel caso di Silvia e Marco, quattro o cinque scossoni. 
E pure robusti. 
Come la notizia giunta dall’Istat basata sulle statistiche degli esp già censiti. Se non erano stati elaborati i dati di tutti gli esp, il numero era comunque già sufficiente da rendere i risultati delle statistiche assolutamente significativi.
Sulla loro affidabilità, peraltro, Marco aveva interpellato Sara Bianchi, che aveva un contatto fidatissimo proprio all’interno dell’Istat, il quale assicurava che l’indagine aveva goduto di grande attenzione, cura e precisione.
La ricerca, va da sé, si era preoccupata solamente di fotografare la situazione, lasciando poi agli addetti ai lavori i commenti del caso.
I primi commenti erano dovuti senza dubbio alla distribuzione geografica delle persone che avevano manifestato i poteri, tanto diseguale in termini percentuali da far pensare difficilmente a un caso.
In questa speciale dislocazione territoriale, il Sud batteva il Nord, la campagna batteva la città, i giovani e gli anziani battevano le persone di mezz’età. Parità tra uomini e donne.
In questi trend generali, si segnalavano inoltre alcune specificità: vi era un’alta incidenza di poterti esp in zone vicine ad antichi resti archeologici e in zone vicine ad elementi naturali particolarmente forti: vulcani, alte montagne, mare, grandi laghi.
Parlando di regioni, quelle con la più alta percentuale di psicodotati in relazione al numero di abitanti furono Sardegna e Sicilia: le isole, e non poteva essere un caso. Quanto alle città, invece, si distingueva in modo particolare Torino: di nuovo Torino, e probabilmente neanche questo era un caso.
Ma questi non erano i dati più interessanti emersi: se l’indagine dell’Istat si era soffermata prevalentemente su dati geografici, come peraltro ovvio, si era data la pena di esplorare anche qualche aspetto culturale, nella speranza di trovare delle concordanze statisticamente significative…
… e ne emerse una clamorosa: a quanto dicevano i numeri, e i numeri come noto non mentivano mai, tra le persone che avevano sviluppato poteri esp vi era un’altissima incidenza di possessori di gatti.
Sì, di gatti. 
Circa l’84% degli esp aveva almeno un gatto, e anche la gran parte del restante 16% aveva avuto a che fare con dei gatti in passato.
Erano pochissimi, numeri alla mano, gli esp che non avevano mai avuto un gatto in casa, da bambini o da adulti, così come erano pochissimi i possessori di cani.
Andando a scavare nei dati, era emerso che si trattava per lo più di possessori abituali di gatti, e non di ultimi arrivati: abbondavano infatti persone che avevano a casa gatti da almeno dieci anni.
La notizia, com’era ovvio, fece rapidamente il giro di giornali, trasmissioni televisive e siti internet, scatenando discussioni a non finire.
Se alcuni ritenevano i risultati dell’indagine un mero caso (ed erano quasi invariabilmente o scettici inveterati o amanti dei cani), molti altri viceversa reagirono in modo consono alla statistica… e si presero dei gatti nella speranza di sviluppare anch’essi un potere esp… uno qualunque.
Dopo la prima ondata di entusiasmi, tuttavia, e dopo che i primi esperimenti di adozione felina non diedero i frutti sperati, si fece largo l’ipotesi che fosse determinante il tipo di gatto.
Ma nuovi dati statistici sul tipo di gatto, razza, sesso, etc, non mostrarono nulla se non pochi punti percentile a favore dei gatti egiziani, fatto che bastò comunque a farli passare da “i gatti più brutti del mondo” a “i gatti più ambiti tra tutti”.
L’elemento fondamentale rimaneva comunque la lunga presenza di gatti in casa, ma rimaneva ignoto se era determinante la vicinanza con un qualsivoglia gatto o la lunga interazione con lo stesso gatto. Cioè: posto che le persone normalmente si tenevano un gatto fino a che moriva, quindi per una media di dieci anni, per poi magari prenderne un altro, sul momento era impossibile sapere quale delle due ipotesi fosse quella corretta, anche se la gran parte delle persone propendeva per il fattore “lungo rapporto uomo-gatto”.
E, in questo caso, serpeggiava un’altra domanda tra coloro che ambivano a sviluppare poteri grazie a un acquisto ben mirato: in quest’ottica bastava la presenza di un gatto “umanizzato” o serviva proprio aver vissuto in prima persona molti anni con un gatto? Cioè, per dirla in soldoni, era il gatto che dava il potere o lo sviluppava l’uomo? Il dubbio non si poteva risolvere che in un modo, ossia prendendo con sé dei gatti di qualcun altro, ed ecco che si sviluppò rapidamente un mercato dei gatti.
Con cifre fino a poche settimane prima folli: si parlava di decine di migliaia di euro per coloro che riuscivano a dimostrare, tramite vaccini o esami veterinari, di avere un gatto da tanti anni.
A spendere, chiaramente, erano solo persone che se lo potevano permettere, visto l’alto rischio di non riuscita, e considerando anche che ad essere maggiormente quotati, per le motivazioni suddette, erano proprio i gatti anziani, ossia quelli a cui in teoria non rimaneva molto da vivere… sempre statistiche alla mano.
Ma, come detto, c’era chi era pronto a correre il rischio, soprattutto per i gatti di persone già esp, ossia per quei gatti che avevano “dimostrato di saperci fare”.
È fu così che a Marco e Silvia arrivò un’offerta incredibile da parte di un ricco imprenditore lombardo, evidentemente attratto dagli “effetti” su Marco-Kamal: 100.000 euro per uno qualunque dei loro gatti o 500.000 per tutti e quattro.
E in rete i due trovarono offerte ugualmente scandalose, specialmente per gli ormai famigerati gatti egiziani. 
Se su internet ci si preoccupava soprattutto della compravendita dei gatti e dei relativi prezzi, Silvia era però più affascinata dalle implicazioni sulla razza dei gatti, che già in passato lei aveva pensato non essere di questo mondo, ed esservi stata invece portata da quegli stessi alieni che si supponeva avessero effettuato in un lontano passato – ma anche nel presente – manipolazione genetiche sull’umanità.
Gli occhi verticali da rettile infatti, l’avevano sempre insospettita, e se, sulla scia di tutte le sue letture tra religione, mitologia e archeologia, dava ormai per scontato che una razza aliena rettiloide, le antiche divinità raffigurate e narrate in tutto il mondo, avesse giocato con il dna umano, perché non anche con quello di altre specie, magari portate da casa per i propri esperimenti o per il proprio svago?
Tra l’altro i gatti nella storia si erano guadagnati la fama di animali mistici, magici e persino demoniaci, e che vi potesse essere una coincidenza tra “demoni” e alieni era ormai oggetto di studi di numerosi ricercatori, sia in ambito ufologico sia in ambito esoterico.
Insomma, la giovane aveva sempre pensato che intorno ai gatti vi fosse un’energia particolare, e gli ultimi eventi sembravano proprio darle ragione.
Occhi verticali e rettili a parte, rimaneva il fatto che qualcuno aveva offerto 500.000 euro per i loro gatti.














 Beh, novità?  le domandò Stefania, alludendo ironicamente al fatto che l’amica di novità ne stava vivendo fin troppe, e che ogni volta che le due si parlavano spuntava fuori qualcosa di clamoroso.
Silvia aveva approfittato di uno degli ormai numerosi viaggi di Marco a Torino per andare al mare con l’amica, e la spiaggia del Poetto non era mai stata così calda come quel giorno di metà agosto. Le due ragazze si erano appena sistemate, avendo avuto peraltro qualche difficoltà tecnica a piazzare l’ombrellone, e ora si stavano beando della sua ombra guardando un gruppo di bambini che giocava sulla riva. 
 Se ti riferisci alla mia disoccupazione, nessuna novità – glissò abilmente. 
 Eh, come ti capisco. Nessuna novità nemmeno sul fronte fidanzati, e dire che per quanto sono gnocca dovrei avere la fila fuori dalla porta di casa. Altre novità?  la bionda non si diede per vinta. 
 Mmm, sì, ora che ci penso: non posso più andare al mare con Marco. Beh, neanche uscire di casa ormai. 
 E come mai?? 
 Lo riconoscono quasi subito e iniziano a chiedergli di leggere la mente della fidanzata, del marito, del figlio, degli amici e di tutto il vicinato. 
 Ah. 
 Quindi da adesso in poi andrò al mare solo con te. 
 Meglio, così magari qualche uomo, vedendo due supergnocche tutte sole, si avvicinerà per provarci, e a quel punto diremo subito che l’unica disponibile qua sono io. 
 Aaah, e smettila con questa fissazione! Tra l’altro lo sai che più sei fissata e dai importanza a una cosa, più la tieni lontana da te dal punto di vista energetico-attrattivo. 
 Sì, ma il saperlo non mi ha migliorato di molto la situazione. 
 Beh, certo, non applichi quello che sai… per esempio, dimmi, come va l’esercizio che ti avevo dato e sul quale avevi preso tanti generosi appunti? 
 Uuuh, hai visto che carino quel tipo lì?  stavolta a glissare fu Stefania. 
 Comunque una novità ce l’avrei anche. 
 Faccio a cambio con un po’ di gossip scolastico! 
 Andata. Ho avuto un’altra visione con i gatti. 
 Eccola! Lo sapevo che non mi avresti deluso: hai sempre qualcosa di strano da raccontare. Che cosa ti hanno detto stavolta? 
 Stavolta non mi hanno detto nulla a dire il vero. È stato persino più strano di quando parlavano… 
 Ma dai, più strano di quando ti hanno cantato Bohemian rhapsody tutti e quattro in piedi uno accanto all’altro?? 
 Ehm, diciamo che se la giocano. 
 Inizia col dirmi se è stato un sogno o una cosa da sveglia. 
 La parte preoccupante è che non lo so  il tono di Silvia aveva un riflesso effettivamente preoccupato. 
 Vabbé, vabbé, questo importa poco: dimmi che è successo che c’ho già la pelle d’oca. 
 E avere la pelle d’oca a il 12 agosto in spiaggia con 40 gradi all’ombra si aggiunge alla lista delle cose strane. 
 Allora, arrivano o no ‘sti gatti? – Stefania stava fremendo. 
 Sì. Dunque, stavo entrando in cucina, quando ho visto i gatti in piedi sulle sedie del tavolo che si guardavano proprio come esseri umani. Una delle gatte, Stracciatella… 
 Che sarebbe quella bianca e nera, giusto? 
 Secondo te?  la risposta di Silvia fu lievemente sarcastica. 
 Ah, giusto  fece Stefania riflettendo sul nome della gatta. 
 Dicevo, Stracciatella aveva in mano un mazzo di tarocchi, e stava facendo una lettura agli altri, commentando le carte che uscivano. La scena si svolgeva come se io non ci fossi: non mi hanno parlato e nemmeno guardato. 
 Beh, questo è bene, solo gli psicopatici parlano con i gatti – fu il turno di Stefania di usare l’ironia, ignorata però dall’amica. 
 “Questo è quello che succederà se ci venderanno”, disse Stracciatella estraendo subito dopo la Torre, “Disastro e fallimento, crollerà tutto. Questo invece è quello che succederà se ci terranno con loro”, e stavolta a uscire fu il Sole, “Felicità e buona riuscita. Da chi dipende la scelta?”, si è chiesto poi estraendo una terza carta, gli Amanti, “Da loro… dipende sempre e solo da noi ciò che attraiamo e che scegliamo di fare con quello che abbiamo attratto”. Finito. 
 Ancora con questa storia del venderli? Ma che razza di visioni sono?? 
 Non so che dirti. 
 Non è che stai pensando di venderli sul serio? In quel caso effettivamente smetterebbero di assillarti. Forse.
 Ma no, i miei gatti non si toccano, non li venderei neanche per un milione di euro. 
 Beh, per un milione io ci farei un pensierino: pensa, non dovresti lavorare più per il resto della tua vita. 
 Se è per quello, non lo sto facendo neanche ora! 
 Già, e qua torniamo al fatto che tu non hai un lavoro e io un fidanzato. Non è che i gatti hanno estratto qualche carta anche per la mia situazione sentimentale? 
 Ah ah ah, no, mi spiace  rise Silvia  Dai, ora raccontami il gossip. 
 Si, eccolo. Stavo bella tranquilla in sala professori, quando me ne arriva la professoressa di storia, una tipa odiosa e spocchiosa, che mi chiede se davvero ho detto ai ragazzi che i libri di storia sono stati scritti da chi ha vinto le guerre e che sono pieni di "bugie spaziali". Su chi ha fatto cosa, su chi detiene veramente il potere, su chi sa la verità sugli ufo o sulle civiltà antiche, su chi vuole instaurare uno stato dittatoriale orwelliano spogliando della libertà le persone, e così via narrando… 
 E la tipa?  La tipa mi ha detto che devo smetterla di mettere nella testa dei ragazzi idee stupide tipo queste, che sono cose da paranoici falliti, e così via narrando… 
 E tu? 
 Le ho risposto che se davvero fossero cose da paranoici falliti avrebbe dovuto pensarle anche lei, ma che se davvero c’era il rischio che i ragazzi diventassero come lei in futuro mi sarei astenuta. 
 E la tipa? 
 È diventata blu cobalto, mi ha detto che sono la vergogna del liceo ed è andata a protestare dal preside. 
 E tu? 
 Io per ora ho ancora il mio contratto statale da insegnante di ruolo. 
 Ecco, e fai in modo di tenertelo stretto, và, il mio esempio non ti serve a niente? 
 Il tuo esempio è quello di una bella ragazza che si fa mantenere dal fidanzato ricco e famoso: sarei ben felice di seguirlo. C’è qualcuno ricco e famoso che sta cercando una fidanzata gnocca?  chiese la bionda a voce alta, facendo girare svariate persone. Tra cui nessun uomo ricco e famoso, però. 
 Smettila di dare spettacolo, e smettila con i pensieri paranoici!  le fece Silvia, seria su almeno una delle due cose. 
 Senti chi parla, la padrona dei gatti cartomanti!  fece Stefania, un po’ sguaiata ma parecchio divertita. Anche Silvia non poté trattenersi dal ridere. 
 Che Dio ce la mandi buona: a te con l’uomo ricco e a me con le visioni di gatti parlanti. 
 Amen.